formato da Mattew Murphy (voce, chitarra e tastiere), Dan Haggies (batteria), Tord Øverland-Knudsen (basso).

"You say you want a revolution
Well, you know
We all want to change the world"
-The Beatles-
In una notte del 1967, la frase "words are flowing out like endless rain into a paper cup" (in italiano: le parole scivolano via come pioggia infinita in una tazza di carta) venne in mente a John Lennon dopo aver ascoltato sua moglie Cynthia che, secondo lo stesso Lennon, la faceva molto lunga parlando di qualcosa. Più tardi, dopo che fu andata a letto a Lennon sembrò di risentire a lungo le parole della moglie "scorrere in un flusso senza fine". John scese al piano di sotto e trasformò le sue sensazioni in una sorta di canzone cosmica. Iniziò a scrivere la base della canzone e quando ebbe finito andò a letto e se ne dimenticò. Al mattino, Lennon trovò il foglio scritto la sera prima e lo mise al piano dove iniziò a suonare e a trovare i toni giusti per far combaciare le parole. Il sapore della canzone era fortemente influenzato dal fugace interesse di Lennon e dei Beatles per la meditazione trascendentale fra il 1967 e il 1968. In base a questa passione aggiunse al testo il mantra "Jai guru deva om", che dà il via al ritornello. La frase in sanscrito è un frammento di testo sacro che può avere molte interpretazioni, ma è vagamente tradotta come "saluti al Guru" con in aggiunta la sillaba sacra dell'induismo Om (à¥).
La struttura del testo è lineare: tre ripetizioni di una unità formata da un verso il verso "Jai guru deva om", e il verso "Nothing's gonna change my world" ripetuto quattro volte. Il testo è basato molto su immagini visive, con materializzazione di concetti astratti. La frase del titolo "across the universe" compare a intervalli nei versi finali, apparendo sempre come una struttura slegata dal resto, sopraelevata, melodicamente irrisolta.
In una sua intervista del 1970 con il Rolling Stone Magazine, John Lennon giudicò la canzone come forse il migliore e più poetico testo che avesse mai scritto.
La canzone, dopo la prima pubblicazione nella compilation No One's gonna change our world del dicembre 1969, venne successivamente inserita per la prima volta in un album dei Beatles nel controverso album Let It Be del 1970, l'ultimo prima dello scioglimento del gruppo. Questo fatto accadde perché Lennon non sembrò soddisfatto delle registrazioni fino a quel momento effettuate e perciò ripropose la canzone durante le sedute di registrazione immortalate dalle telecamere e trasmesse dal film Let It Be.Nel 2003 uscì l'album Let It Be... Naked, con le canzoni prive del sontuoso (e a volte eccessivo) arrangiamento inserito in fase di post produzione da Phil Spector, che all'epoca aveva irritato parecchio alcuni membri del gruppo, soprattutto Paul. In Let it Be... Naked possiamo quindi ascoltare Across the Universe come originariamente incisa da Lennon, e si scopre che era suonata solo da lui e George Harrison, che nello sfondo pizzicava il sitar.
Il 4 febbraio 2008, alle 19:00 (orario della costa orientale degli U.S.A. Alle 01:00 del 5 febbraio ora italiana), la NASA ha trasmesso via radio "Across The Universe" in direzione della Stella Polare, a 431 anni luce di distanza, per festeggiare il quarantesimo anniversario della canzone, il quarantacinquesimo anniversario del Deep Space Network, e i cinquant'anni della NASA. L'idea è nata dallo storico dei Beatles Martin Lewis, che ha invitato tutti i fan della band ad ascoltare il brano contemporaneamente al suo lancio verso la stella, da ogni parte del mondo così da creare una sorta di "flusso armonico planetario". Inoltre questa data è stata dichiarata "Across the Universe Day": il giorno in cui per la prima volta una canzone è stata trasmessa nello spazio profondo. L'evento è stato approvato da Paul McCartney, Yoko Ono, e Apple Records.
« Siamo franchi nell'affermare che gli Strokes sono i più grandi ‘bastardi’ che ci siano in giro al momento...
Ci hanno mandato al tappeto con la passione e la purezza romantica del Punk Rock di New York, gli Strokes avanzano spavaldi con l'aria di poeti della strada che hanno mandato in pezzi la canzone pop, per sostituirla con la rabbia, l'incomprensione, l'odio, la libidine. Hanno illustrato in Technicolor e su schermo gigante tutte le frustrazioni dei giovani adulti...Ecco svelata l'essenza, a volte tanto profonda quanto casuale, dello stile di questi bardi fotogenici della Bowery."(New Musical Express, 17 febbraio 2001) »
Discografia
Il Video - Last Nite Live @ VHQ