Una lussazione è uno spostamento permanente delle superfici articolari l'una rispetto all'altra. La lussazione è detta completa se la perdita dei rapporti fra le due superfici è totale, quando invece resta un contatto parziale, si parla di lussazione incompleta o di sublussazione. Ricordiamo che l'articolazione femoro-patellare non ha stabilità ossea intrinseca durante i primi 20-30° di flessione.
La stabilità diventa effettiva solo dopo i 70-80° quando la rotula scivola dentro la scanalatura tra i condili. La stabilità è assicurata dai muscoli e dai legamenti e, nelle posizione di flessione più importanti, dalla forma a V della rotula incastrata nella gola femorale.
L'inserzione del tendine rotuleo spesso molto esterna, genera una forte tendenza allo spostamento verso l'esterno della rotula quando il quadricipite si contrae o quando il ginocchio è in totale posizione estesa. Esistono pure delle displasie dell'articolazione femoro-rotulea.
In questi casi le faccette articolari della rotula troppo appiattite, si articolano con i condili femorali che non hanno una scanalatura abbastanza profonda per mantenere la rotula ben centrata. Si instaura una instabilità e la rotula potrà spostarsi facilmente, spesso anche in seguito a minimi traumi.
"Inoltre chi riesce a farsi male così viene chiamato genio, e io a quanto sembra porto la bandiera."
Across the Universe è una canzone dei Beatles pubblicata per la prima volta in No One's Gonna Change Our World, una raccolta con fini di beneficenza di artisti vari uscita nel dicembre 1969. La canzone fu poi modificata e uscì nell'album della band di Liverpool, Let It Be.
In una notte del 1967, la frase "words are flowing out like endless rain into a paper cup" (in italiano: le parole scivolano via come pioggia infinita in una tazza di carta) venne in mente a John Lennon dopo aver ascoltato sua moglie Cynthia che, secondo lo stesso Lennon, la faceva molto lunga parlando di qualcosa. Più tardi, dopo che fu andata a letto a Lennon sembrò di risentire a lungo le parole della moglie "scorrere in un flusso senza fine". John scese al piano di sotto e trasformò le sue sensazioni in una sorta di canzone cosmica. Iniziò a scrivere la base della canzone e quando ebbe finito andò a letto e se ne dimenticò. Al mattino, Lennon trovò il foglio scritto la sera prima e lo mise al piano dove iniziò a suonare e a trovare i toni giusti per far combaciare le parole. Il sapore della canzone era fortemente influenzato dal fugace interesse di Lennon e dei Beatles per la meditazione trascendentale fra il 1967 e il 1968. In base a questa passione aggiunse al testo il mantra "Jai guru deva om", che dà il via al ritornello. La frase in sanscrito è un frammento di testo sacro che può avere molte interpretazioni, ma è vagamente tradotta come "saluti al Guru" con in aggiunta la sillaba sacra dell'induismo Om (à¥).
La struttura del testo è lineare: tre ripetizioni di una unità formata da un verso il verso "Jai guru deva om", e il verso "Nothing's gonna change my world" ripetuto quattro volte. Il testo è basato molto su immagini visive, con materializzazione di concetti astratti. La frase del titolo "across the universe" compare a intervalli nei versi finali, apparendo sempre come una struttura slegata dal resto, sopraelevata, melodicamente irrisolta.
In una sua intervista del 1970 con il Rolling Stone Magazine, John Lennon giudicò la canzone come forse il migliore e più poetico testo che avesse mai scritto.
La canzone, dopo la prima pubblicazione nella compilation No One's gonna change our world del dicembre 1969, venne successivamente inserita per la prima volta in un album dei Beatles nel controverso album Let It Be del 1970, l'ultimo prima dello scioglimento del gruppo. Questo fatto accadde perché Lennon non sembrò soddisfatto delle registrazioni fino a quel momento effettuate e perciò ripropose la canzone durante le sedute di registrazione immortalate dalle telecamere e trasmesse dal film Let It Be.
Nel 2003 uscì l'album Let It Be... Naked, con le canzoni prive del sontuoso (e a volte eccessivo) arrangiamento inserito in fase di post produzione da Phil Spector, che all'epoca aveva irritato parecchio alcuni membri del gruppo, soprattutto Paul. In Let it Be... Naked possiamo quindi ascoltare Across the Universe come originariamente incisa da Lennon, e si scopre che era suonata solo da lui e George Harrison, che nello sfondo pizzicava il sitar.
Il 4 febbraio 2008, alle 19:00 (orario della costa orientale degli U.S.A. Alle 01:00 del 5 febbraio ora italiana), la NASA ha trasmesso via radio "Across The Universe" in direzione della Stella Polare, a 431 anni luce di distanza, per festeggiare il quarantesimo anniversario della canzone, il quarantacinquesimo anniversario del Deep Space Network, e i cinquant'anni della NASA. L'idea è nata dallo storico dei Beatles Martin Lewis, che ha invitato tutti i fan della band ad ascoltare il brano contemporaneamente al suo lancio verso la stella, da ogni parte del mondo così da creare una sorta di "flusso armonico planetario". Inoltre questa data è stata dichiarata "Across the Universe Day": il giorno in cui per la prima volta una canzone è stata trasmessa nello spazio profondo. L'evento è stato approvato da Paul McCartney, Yoko Ono, e Apple Records.
Infatti il corpo è pieno di cellule, si sa.
Sei hai una sola cellula sei unicellulare (ovviamente).
Se ne hai da due in poi sei pluricellulare (ma và). Noi siamo pluricellulari.
(enonèunriferimentoallamediocritàdellasocietàdioggi)
I pluricellulari come noi, che d'ora in poi chiameremo Uomo, muoiono.
Non è che muoiono così, tanto per.
Muoiono perchè le cellule si stufano di stare insieme.
Si perchè prima, all'inizio,
le cellule stano tutte insieme.
Attaccate.
Poi si stufano.
E si staccano.
Con conseguente morte (nostra).
Succede così.
Quindi da oggi, ascoltando questa conversazione
da due ragazze sulla metro;
vedrò la morte come un suicidio di cellule.
E pensandoci allora la vità è relazionata a delle cellule.
Pensa te.
C'è anche un italiano tra i vincitori dei premi Ig Nobel ("ignobel") 2008, rassegna che, giunta alla sua 18esima edizione, ha onorato anche quest'anno le ricerche più strampalate.
Massimiliano Zampini, ricercatore dell'Università di Trento, si è aggiudicato il premio Ig Nobel per la nutrizione grazie a uno studio sulla percezione della patatina: ha scoperto, insieme al collega Charles Spence dell'Università britannica di Oxford, che se si amplifica elettronicamente il rumore che si fa quando se ne mastica una, sembrerà più fresca e croccante anche se è stantia.
Grazie a una ricerca sul potere spermicida della Coca Cola, Deborah Anderson del Boston University Medical Center e colleghi si sono aggiudicati invece l'Ig Nobel per la chimica.
Anderson ha detto di aver scoperto che la bevanda non può funzionare come contraccettivo, "perché lo sperma si muove troppo velocemente", ma che ha comunque un potere spermicida: "Lo sperma (a contatto con la Coca Cola) è come se esplodesse".
L'Ig Nobel per la fisica è andato invece agli studiosi che hanno dimostrato matematicamente che ogni ammasso di fili inevitabilmente si aggroviglia, mentre per la biologia è stato insignito il team di scienziati che ha dimostrato che le pulci dei cani saltano per una lunghezza maggiore rispetto a quelle dei gatti.
Premio Ig Nobel per la pace è andato alla Commissione federale d'etica per la biotecnologia nel settore non umano della Svizzera per aver adottato il principio secondo cui le piante hanno una loro morale e dignità, mentre, per l'economia, hanno vinto i ricercatori dell'Università del New Mexico, che hanno scoperto che una ballerina di lap dance riceve più mance durante il suo periodo di fertilità.
Ogni anno gli editori degli Annals of improbable research, rivista di humor scientifico, assegnano i premi a studiosi di ricerche (volutamente o no) insolite e strampalate, a una settimana dall'assegnazione dei veri premi Nobel per medicina, chimica, fisica, economia, letteratura e per la pace.
Allora ciao, ci si vede in un prossimo futuro, se mai ci sarà.
Fra circa 4 ore moriremo tutti. Eh già.
"Impegni per domani 10 settembre alle 9:11 ora locale? Beh, per chi non avesse nulla di meglio da fare, il Centro di Ricerche Nucleari di Ginevra ha pensato a dare un senso alla loro giornata! Sono infatti esattamente queste la data e l’ora prestabilita per dare inizio all’esperimento atteso con impazienza dai fisici: l’attivazione dell’LHC, un acceleratore di particelle.
Ma di cosa si tratta? In parole povere, in questi ultimi anni al Cern si è lavorato ad un esperimento a dir poco temerario. In un enorme laboratorio a 100 metri sotto terra, al confine tra Svizzera e Francia, è stato realizzato un grosso "tubicino" circolare del diametro di circa 26 km. Grazie a circa 8mila magneti posti nei pressi di questo cilindro, le particelle al suo interno iniziano a muoversi a velocità prossime a quelle della luce, arrivando a scontrarsi a temperature vicine al trilione di gradi. Si presume che allo scontro tra i due fasci sia possibile osservare in maniera microscopica ciò che è accaduto durante il Big Bang. In particolare, la finalità prima è ricercare i famigerati "Bosoni di Higgs", ovvero quelle particelle, per ora solo teorizzate, che avrebbero dato massa a tutte le altre particelle e di conseguenza alla materia. Dunque, paradossalmente, l’esperimento più osannato e avanzato degli ultimi tempi avrebbe lo scopo di portarci indietro nel tempo, esattamente alla situazione vissuta nel momento della creazione della Terra.
Il nuovo acceleratore – LHC, Large Hadron Collider - ha suscitato attenzioni e polemiche in quanto si tratta di un congegno molto potente, in grado di lanciare particelle atomiche 11.245 volte al secondo prima di farle scontrare una contro l’altra a una temperatura 100mila volte più alta di quella che esiste al centro del sole. Principale rischio dell'esperimento dovrebbe essere quello di generare un buco nero che nell'arco di 4 anni risucchierebbe la Terra. “I miei calcoli indicano che il rischio che un buco nero mangi il pianeta a causa dell’esperimento è serio”, afferma il professor Otto Rossler, un chimico tedesco della Eberhard Karls University che ha presentato il ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani insieme a molti altri suoi colleghi.ww.step1magazine.it"
Chi lo sa se domani saremo vivi o no?
In ogni caso io vi saluto, l'educazione prima di tutto.
A mai più rivederci!
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